La bellezza si restaura con pazienza.
Viaggio dietro il sipario di un'impalcatura, telaio del tempo.
Nel cuore di Milano, tra i solchi del tempo, si erge la chiesa di San Fedele: un gioiello architettonico, pietra testimone dal 1579 nell’omonima piazza. La storia conta gli anni e custodisce le memorie. Compito di un restauro è proprio la tutela di queste memorie. È prendersi cura della storia collettiva, non solo dell’edificio. È una minuziosa attenzione ai dettagli, l’ispezione di ogni cm di superficie per restituire a tutti la bellezza di una facciata storica, ma non solo. Ecco perché, oggi, siamo saliti sull’impalcatura che da alcuni mesi ricopre la facciata della Chiesa di San Fedele, per raccontarvi cosa succede dietro le quinte di questa particolare struttura tubolare in ferro.
La facciata scolpita nel tempo è come un volto segnato dalle rughe della storia.
L’elegante prospetto riflette lo spazio unico dell'interno, ed appare dominato dal grande frontone triangolare. La struttura si articola in due ordini sovrapposti: alla base, un maestoso portale con timpano curvilineo accoglie il visitatore, mentre al di sopra, una finestra con timpano triangolare apre lo sguardo verso l’alto, invitando alla contemplazione. L’alternanza tra le forme curve e quelle spigolose crea un ritmo visivo che si ripete nelle quattro edicole che ornano la facciata — ciascuna custodita tra coppie di colonne e animata dalla presenza silenziosa di statue, come sentinelle del tempo. È questo quello che si cela dietro il telaio di tubi e nylon che nega, per ora, alla vista l’antica struttura.
Avvicinandosi, si ha la sensazione di entrare in dialogo con un’opera viva.
San Fedele non è solo un edificio: è un equilibrio sospeso tra geometria e spirito, tra architettura e fede. “È un itinerario simbolico in un capolavoro di architettura”, come viene definita nell’ultimo libro a cura di Andrea Dall’Asta SJ e Luca Ilgrande (La Chiesa di San Fedele, ed. Ancora 2024), che potete trovare presso il Museo San Fedele.
Il cantiere è silenzioso, ma non immobile. I tecnici camminano lungo il ponteggio come medici in corsia. Con l’aria di chi non ha bisogno di parole per comunicare con ciò che ha di fronte. Toccare quella superficie è come leggere un antico linguaggio: ogni crepa, ogni incrostazione, ci parla.
Un restauratore non è solo un tecnico. Ma nemmeno un artista nel senso tradizionale. Un restauratore appartiene a quella categoria rara di professionisti che uniscono il rigore metodico alla sensibilità per l’opera. Il suo lavoro non è creare, ma ascoltare, comprendere, restituire.
Tra i piani dell’impalcatura, abbiamo incontrato alcuni professionisti della ditta di restauri Gasparoli, per farci spiegare meglio cosa significa appunto restaurare.
Dopo la soppressione dei Gesuiti nel 1773 e l’incendio della chiesa di Santa Maria della Scala nel 1776, San Fedele ne assume il titolo parrocchiale, diventando Santa Maria della Scala in San Fedele.
Al suo interno, ancora intatti, vengono conservati arredi e opere salvati dalle macerie della chiesa distrutta, dove oggi sorge il Teatro alla Scala.
Il restauro dell’edificio è iniziato nel 2024.
Si è partiti dapprima con la spolveratura. Lenta e minuziosa, è stato come svegliare qualcuno da un lungo sonno. Poi, con la pulitura, che non è mai “lavare via”, ma scegliere cosa lasciare. Ogni superficie è diversa. Serve pazienza, studio, attenzione. Serve rispetto.
Quando si arriva al consolidamento, siamo nella fase in cui si tratta di restituire forza senza alterare nulla, come un’iniezione discreta sotto pelle. Sotto ogni intervento vi è la filosofia del minimo necessario, mai dell’invasivo. L’opera deve arrivare a chi verrà dopo di noi come è arrivata a noi.
Ora è il turno dello stucco. Non un riempimento qualsiasi, ma una sintesi tra struttura, estetica e storia. Le lacune vanno colmate senza ingannare. L’integrazione deve essere sincera, visibile ma armonica, come una cicatrice ben guarita su un volto che porta la propria età con dignità.
In parallelo, si procede con la protezione. Non si tratta solo di impedire infiltrazioni d’acqua o danni da agenti atmosferici. C’è una protezione più profonda, più sottile: quella della memoria. Difendere l’opera significa garantirle futuro, ma anche riconoscere il suo passato. Si restaura non per riportare all’antico splendore, ma per prolungare la vita dell’opera, evitando che il tempo si accanisca dove non deve.
Il restauro, è un patto silenzioso con il tempo, appunto. Non per dominarlo, ma per accompagnarlo. Il restauratore non è un artista che impone il proprio estro, ma un tecnico con una sensibilità artistica, che ascolta più di quanto parli, lasciando che sia la pietra a raccontare. Ma la Storia della Chiesa di San Fedele continua anche soprattutto al suo interno, attraverso un viaggio unico dove arte sacra e contemporanea si incontrano in un dialogo raro e sorprendente difficile da trovare, soprattutto all’interno di una chiesa.
La chiesa è sempre gratuita e aperta a tutti. Per ulteriori informazioni sul Museo San Fedele, i suoi eventi e le visite guidate, basta consultare il sito www.sanfedeleartefede.it
Foto di Danilo Taverna